Il tuo sito è lento e ti sta costando clienti: come verificarlo in 2 minuti
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La velocità di un sito sembra un dettaglio tecnico. È invece una delle poche variabili con un effetto diretto e misurabile sul fatturato: se una pagina impiega troppo a comparire, una parte dei visitatori se ne va prima ancora di sapere cosa vendi.
Ecco come verificarlo sul tuo sito, adesso, senza competenze tecniche.
Il test in due minuti
Apri PageSpeed Insights di Google, incolla l’indirizzo del tuo sito e premi invio. È gratuito e non richiede registrazione.
Guarda la scheda Mobile, non Desktop: è quella che conta, perché è da telefono che arriva la maggior parte del traffico.
Ti interessano tre numeri:
- Performance: il punteggio complessivo da 0 a 100. Sotto 50 c’è un problema serio, tra 50 e 89 c’è margine, sopra 90 sei messo bene.
- LCP (Largest Contentful Paint): quanto tempo passa prima che compaia l’elemento principale della pagina. Sotto 2,5 secondi è accettabile, sotto 1 secondo è ottimo.
- CLS (Cumulative Layout Shift): quanto la pagina “salta” mentre carica. Dovrebbe stare sotto 0,1.
Fai lo stesso test sul sito di due concorrenti. Il confronto è più istruttivo del numero assoluto.
Quanto costa la lentezza
Gli studi di settore concordano su un ordine di grandezza: ogni secondo di attesa in più si porta via una quota significativa delle conversioni, e l’effetto è più marcato su mobile, dove la pazienza è minore e la connessione peggiore.
Tradotto: se il tuo sito riceve 1.000 visite al mese e ne perdi anche solo il 10% per lentezza, sono 100 potenziali clienti all’anno moltiplicati per dodici che non hanno mai visto la tua offerta.
C’è poi un secondo effetto, indiretto ma più duraturo. Google usa i Core Web Vitals — LCP, CLS e reattività — come segnale di posizionamento. Un sito lento parte svantaggiato nei risultati di ricerca, quindi riceve meno visite e ne converte meno.
Le cause più frequenti
Immagini non ottimizzate. È il primo problema nella grande maggioranza dei casi. Foto caricate a 4000 pixel di larghezza per essere mostrate a 800, in formato JPEG anziché WebP o AVIF. Da sole possono pesare il 70% del tempo di caricamento.
Troppi plugin. Tipico dei siti WordPress cresciuti negli anni: trenta estensioni attive, ognuna che carica i suoi script su ogni pagina, comprese quelle dove non serve.
Script di terze parti. Chat, pixel pubblicitari, mappe, widget di recensioni, caroselli social. Ognuno aggiunge richieste verso server esterni su cui non hai controllo.
Hosting condiviso economico. Centinaia di siti sullo stesso server. Quando uno ha un picco di traffico, rallentano tutti.
Font caricati male. Cinque famiglie tipografiche in otto pesi, scaricate da server esterni prima che il testo possa comparire.
Cosa puoi fare subito, senza rifare il sito
- Comprimi le immagini. Strumenti come Squoosh o TinyPNG riducono il peso del 60-80% senza differenze visibili. È l’intervento con il miglior rapporto sforzo/risultato.
- Disattiva i plugin che non usi. Non basta disattivarli: vanno rimossi.
- Togli i widget decorativi. Il feed Instagram incorporato in homepage costa più di quanto renda.
- Attiva una CDN. Cloudflare ha un piano gratuito che distribuisce il sito su server vicini all’utente.
Questi quattro passaggi risolvono buona parte dei casi. Se dopo averli fatti il punteggio resta sotto 50, il problema è strutturale.
Quando conviene ricostruire invece di aggredire i sintomi
Se il sito è costruito su un tema pesante pieno di funzioni che non usi, ottimizzare significa rincorrere all’infinito. In quei casi il calcolo cambia: ricostruirlo con un’architettura statica costa meno di anni di manutenzione e rende un sito che carica praticamente istantaneamente.
È la strada che seguiamo per i nostri progetti: pagine generate in anticipo e distribuite da una rete globale, senza database da interrogare a ogni visita e senza plugin da aggiornare. Il risultato sono punteggi vicini a 100 e un costo di gestione annuale prossimo allo zero.
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